La descrizione

Ho già fatto una prima, sintetica descrizione del Bambino interiore che ha lo scopo di chiarire la prospettiva che mi è familiare, per dire in che modo io vedo questa parte del sé della persona.
Ciò che ho scritto, non è quindi la verità  sul Bambino interiore ma ciò che vedo io, quello che osservo io, prima come persona e poi come counselor professionista.

Perciò questa mia descrizione, come qualsiasi altra descrizione, è parziale e limitata e non include tutte le descrizioni di quella parte del sè della persona che per semplicità chiamiamo Bambino interiore: come dicevo, digitando “bambino interiore” Google restituisce oltre 400.000 pagine di risultati.

A ben guardare poi, fare una descrizione del Bambino Interiore che sia completa ed esaustiva, è davvero molto molto difficile se non impossibile.

Nei limiti della mia conoscenza e del mio sapere, ad esempio, c’è quella che nello sciamanesimo viene indicata come la separazione di una parte dell’anima della persona: anche questa è una descrizione del Bambino interiore.
A questo proposito, per citare l’autore forse più diffuso e noto in questo momento, Sandra Ingerman ha scritto diversi libri ed esiste una lunga, lunghissima tradizione di pratiche e spiegazioni che considerano il sè della persona a partire da questo punto di vista, valutando la possibilità che una parte dell’anima si separi dall’intero di fronte ad un trauma o ad un pericolo.

In termini diversi ma simili, a partire dall’esperienza del trauma o della paura di fronte al pericolo, si può perciò parlare del Bambino interiore anche come la parte del sè della persona che ha subito una ferita.
Qui in genere si distinguono cinque ferite principali: rifiuto, abbandono, umiliazione, tradimento, ingiustizia. Di recente Lise Bourbeau forse è l’autore che più ha lavorato e messo ordine in questa descrizione del sè della persona, tratteggiandone una caratteriologia molto precisa ed indicando alcune possibili pratiche risolutive o comunque di aiuto.

Questa descrizione, che parte dalla ferita subita dalla persona e disegna il carattere come una struttura di difesa del sè, in origine si fonda sulla spiegazione offerta da Lowen e dalla Bioenergetica, con i suoi cinque caratteri principali: schizoide, orale, masochista, psicopatico e rigido, qui indicati come risposte adattative ad un trauma infantile che ancorano la persona ad uno stato (il carattere) e ad una difesa, strutturata anche a livello fisico.

E da qui, naturalmente, ci si può spostare indietro (o di lato 🙂 ) verso Wilhelm Reich e Sigmund Freud oppure verso altre descrizioni e spiegazioni che (a decine) hanno per oggetto il sé della persona e il fenomeno del Bambino interiore.

Perciò sono consapevole che la conoscenza completa (o la verità a proposito) di un fenomeno così ampio e profondo come il Bambino interiore è una illusione (pericolosa direi).
Oggi mi sento di dire che solo il sapere diretto dell’esperienza può onorare il senso del fenomeno del Bambino interiore e – più in generale – del sè.

Una descrizione o una spiegazione, in fondo non sono altro che questo.
La descrizione del Bambino interiore, voglio dire, non é altro che la descrizione di un fenomeno, il quale in sé è tutt’altro e può essere solo sperimentato.

Non c’è, io credo, nessuna descrizione o spiegazione che possa dirci di che cosa si tratta esattamente: tutt’al più ci possiamo avvicinare un poco al Bambino interiore se abbiamo la fortuna di parlarne condividendo la natura della descrizione o della spiegazione cui ci riferiamo.
Come dice Irvin Yalom, in effetti qualsiasi spiegazione va bene e funziona, purché sia condivisa tra te e me.

Dunque a proposito del Bambino interiore, io prima mi riferisco alla mia esperienza personale e poi alla mia esperienza professionale, attribuendo alle spiegazioni e alle descrizioni il ruolo di possibile cornice di riferimento, se e quando utile.