A proposito della catarsi emotiva o del rivivere forti emozioni e sentimenti associati ad eventi significativi

Nella mia esperienza personale di crescita e trasformazione (prima ancora che nel mio lavoro), mi sono avvicinato e ho attraversato più volte la cosiddetta catarsi emotiva: quei momenti di grande rilascio di emozioni e sentimenti, quei momenti molto forti in cui le emozioni e i sentimenti ti travolgono e non li riesci più a gestire in alcun modo, li puoi solo lasciare uscire sperando di cavartela.

Devo dire che in genere queste esperienze, sia associate a stati gradevoli che a stati sgradevoli, in me non hanno quasi mai portato a cambiamenti o a trasformazioni equivalenti all’intensità dell’esperienza e nemmeno a risultati di pari ampiezza a livello umano.

Parlando per immagini, a proposito della catarsi emotiva io ho spesso avuto la sensazione che la montagna partorisse il topolino.

Anche professionalmente, io provengo da formazioni e pratiche che attribuiscono valore alla catarsi emotiva e al rilascio intenso da parte del cliente come via per la risoluzione o la facilitazione del cambiamento e della trasformazione.

Ciò nonostante nella mia pratica professionale come counselor, riconosco che in concreto ho sempre diffidato del rilascio emotivo intenso da parte del cliente e quindi l’ho sempre evitato con cura se non in situazioni “realmente adatte” a questo tipo di esperienza.

Il testo che segue è di Peter A. Levine, [fra parentesi quadre i miei incisi].

[Parliamo dei ricordi che albergano nella memoria di una persona che ha subito un trauma].

Le immagini apparentemente concrete della memoria di una persona traumatizzata, possono essere le più difficile da lasciare andare.
Questo è particolarmente vero quando la persona ha precedentemente tentato di uscire da una reazione traumatica mediante forme di psicoterapia [o di counseling o altri interventi] che incoraggiano la catarsi e il rivivere l’episodio traumatico, come se fossero una panacea per la guarigione.

La catarsi rafforza il ricordo conferendogli una caratteristica di verità assoluta, e in tal modo rafforza inavvertitamente il vortice traumatico.
Un’interpretazione scorretta della memoria è una di quelle idee sbagliate che interferiscono con il processo di trasformazione.

Ogni attivazione emotiva collegata ad una immagine genera un’esperienza di ricordo [nella persona].

Quando una persona, per la disperazione, seleziona [inconsapevolmente] delle immagini associate a un simile tono emotivo, anche se differenti nel contenuto [queste immagini] creano un ricordo.
Questo ricordo viene spesso accolto [dalla persona] come la verità assoluta di ciò che è accaduto.
La persona crede che [questo ricordo] sia la verità a causa dell’elevato livello emotivo legato a questa esperienza.

Ma che cosa succede se una persona raggiunge questo livello altamente emotivo durante una sessione terapeutica?
[Succede che] Ogni suggerimento o domanda guidata da parte del terapeuta verrà quasi sicuramente incorporata in questa versione [del ricordo, cioè in questa versione] intensificante e delimitante dell’esperienza.

La persona comincerà a prendere questa versione [del ricordo] per verità assoluta e si aggrapperà tenacemente a questa verità emotiva [generata associando immagini di simile intensità emotiva].

I ricordi [perciò] devono essere capiti, sia da una prospettiva assoluta che da una relativa.

Peter A. Levine “Traumi e shock emotivi”