A proposito delle cosiddette “Leggi” e delle cosiddette “Verità”.

Parlando dell’apprendimento organico, Feldenkrais sintetizza così a proposito delle cosiddette “Leggi” definite dalla scienza così come delle “Verità” che tutti noi tendiamo a cercare, entrambe i casi frutto della stupefacente capacità del nostro sistema nervoso di cercare e trovare un ordine in una realtà altrimenti del tutto libera. [Fra parentesi quadre il testo aggiunto è mio.]

“Le leggi della natura come vengono insegnate oggi diventano così abituali [piatte e banali] che non ci fermiamo mai a considerarne il reale significato.
La scienza infatti non scopre le leggi della natura ma piuttosto [essa scopre] le leggi della natura umana.
[Per questo] la scoperta delle funzioni del nostro cervello [e del nostro sistema nervoso] può richiedere ancora molti secoli: perché ne cerchiamo all’esterno le manifestazioni [invece di rivolgere la nostra attenzione alla fonte].

Prendiamo l’esempio di un triangolo, una delle figure geometriche più semplici.
Tutto ciò che sappiamo sui triangoli da prima di Euclide fino a oggi, è effettivamente contenuto nella semplice figura che possiamo disegnare fuori di noi sulla carta.
Ma bisettrici, perpendicolari, mediane, cerchi inscritti e circoscritti, l’area e le diverse forme di triangoli sono [invece] il prodotto del nostro cervello e non sono [affatto] le leggi del triangolo disegnato là sulla carta.

La serie numerica “naturale” da 1, 2, 3 all’infinito, è forse un esempio ancora più convincente di come le [cosiddette] leggi siano [in realtà] uno studio del funzionamento cerebrale, dato che questa legge è detta trovarsi solo nella realtà “oggettiva”.
Nella serie ci sono numeri pari e dispari e numeri primi, e la loro distribuzione segue [diverse] leggi particolari.
Nella serie ci sono [infatti] sufficienti leggi da riempire un grosso volume.
Ma dov’è questa serie numerica con le sue leggi nel mondo esterno?
La serie esiste solo quando la mettiamo per iscritto, o la immaginiamo, che è poi come il nostro cervello è stato addestrato a concepirla.
E’ evidente che tutte le leggi della serie numerica sono più che altro leggi del funzionamento del cervello.”

Come dicevo il brano è tratto da “Le basi del metodo per la consapevolezza dei processi psicomotori” di Moshe Feldenkrais.
Mi ha colpito perché ad un certo punto della vita è evidente che ci sono così tante verità che mi è possibile riconoscere come “vere”, che deve trattarsi per forza di semplici descrizioni dell’oggetto più che l’oggetto in sé, il quale in concreto risulta invece inconoscibile se osservato dal punto di vista del nostro cervello.

Certo, adesso ho familiarità con questo fatto e la cosa non mi spaventa ma anzi, ne apprezzo ogni giorno di più la portata.
In questo momento, mentre scrivo, ricordo ancora quando avevo trent’anni o giù di lì, al tempo in cui questo fatto non potevo nemmeno immaginarlo.
E ricordo, ho questa immagine di me che sto in piedi all’interno di un autobus a Bologna mentre guardo fuori e vivo il disorientamento, la sensazione fisica del grande disorientamento che posso (in effetti) ancora richiamare da quel preciso momento.

Che fortuna ho? ad essere qui adesso….