Processo vs risultato.

Nel vivere, focalizzarsi sul risultato è più facile e può essere di aiuto nel dare l’impressione di risolvere l’esistenza, di darle in qualche modo un significato.
Concentrarsi sul risultato va nel senso del tempo così come noi lo percepiamo, perché il risultato in effetti permette di contare qualcosa (ciò che si è ottenuto) e per questo si può definire un approccio quantitativo alla vita.

L’attenzione al processo, al modo in cui agiamo, al come facciamo le cose, focalizza invece l’attenzione sull’esperienza in sé, cioè sposta l’attenzione sulla qualità del momento, sul qui e adesso e per questo si può dire che sia un approccio qualitativo alla vita.

Concentrarsi sul processo, va quindi nel senso dell’istante che sembra durare un’eternità, del momento che sembra farci dimenticare ciò che volevamo ottenere e per questo può essere una esperienza simile alla mancanza di controllo e di efficacia.

Privilegiare la qualità dell’esperienza, necessita di un orientamento verso la sensazione (sentire) e viceversa la sensazione è in effetti funzionale a percepire il momento, il come è adesso.

Privilegiare la quantità nell’esperienza, promuove invece un orientamento cognitivo (pensare) e viceversa il pensiero in effetti è funzionale a dirigerci meglio verso il risultato.

La quantità nell’esperienza significa l’attenzione al cosa, che vuol dire al risultato cioè alla differenza fra il prima e il dopo, quindi nel senso il cui scorre per noi il tempo, una direzione che indica (appunto) la ricerca di significato.

La qualità dell’esperienza significa invece attenzione al modo, al come, che vuol dire il processo cioè il qui e adesso insieme per sempre: qualcosa che si percepisce solo ascoltando il continuum della sensazione.

La regressione indotta dalla malattia, dal sintomo o dalla crisi personale, dove porta se non viene ostacolata?
La malattia, la crisi, il sintomo, sono una forza che va misurata e gestita (con la medicina o con altri mezzi) perché non sia distruttrice ma in ogni caso essa va in una direzione e vorrebbe condurre la persona in qualche luogo antecedente.

Quando ho la febbre regredisco, quando ho mal di testa regredisco, quando ho dolore allo stomaco regredisco ad uno stato di minore funzionalità, quando sono in crisi sono meno adulto di come in realtà io sono, ho bisogno di assistenza, ho bisogno di aiuto, sono incapace di fare alcune cose, devo stare sdraiato, ho dei pensieri diversi, devo riposare, oppure piango o soffro in silenzio.

L’intento, si può dire il senso della malattia, del sintomo o della crisi, è perciò (anche) la regressione ad un luogo antecedente, dove la persona verrebbe riportata se non opponesse resistenza curandosi o gestendo la situazione.

Può essere perciò vano cercare di comprendere la malattia, il sintomo, al crisi, in modo semplice e diretto con immagini e metafore più o meno aderenti alla loro forma, poiché in questa prospettiva occorre tornare indietro al luogo e al tempo dove la persona viene richiamata dalla regressione, là, nel luogo dove si è arrestato il processo che vuole adesso ripartire, che vuole adesso compiersi.

Quindi la malattia, il sintomo, la crisi, possono essere considerati inviti rivolti alla persona affinché torni indietro per rivedere qualcosa che può essere corretto, che può essere fatto meglio, diciamo.

La condizione perché questa regressione avvenga, è che la persona creda e abbia fede che tutto quello che sta attraversando ha un senso, uno scopo e con questo la credenza pertanto è che la vita stessa abbia un senso ed uno scopo.
Se non credo che la vita (o la malattia, il sintomo o la crisi) abbia uno scopo, si tratta infatti solo di alleviare una sofferenza, di risolvere una malattia o un sintomo e questo è come dire che la vita stessa è invero solo sofferenza e dolore, senz’altro significato.

Naturalmente questi sono due diversi orientamenti spirituali: credere o non credere che la vita abbia un significato, uno scopo.

Se credo, sono orientato al processo, alla qualità.
Se non credo, sarò orientato verso il risultato e verso la quantità.

Voglio dire che il risultato finale è che noi moriamo.
E insieme, voglio dire che tra la nascita e la morte c’è il processo della vita.